Riappropriarsi di se stessi e voltare pagina è un percorso che, molto spesso, comincia con un piano nutrizionale ed evolve nella "massima espressione di se stessi", una definizione che nulla ha a che fare con i canoni estetici imposti dal contesto che ci circonda.
Mi chiamo Paolo Peroni e sono un nutrizionista.
Il mio obiettivo è utilizzare la mia grande passione per l'alimentazione come strumento per seguire nel modo migliore i miei pazienti. Non mi piace assegnare diete preconfezionate, sono un collezionista di individualità.
Amo ascoltare le storie di chi varca la soglia del mio studio, le motivazioni che muovono le persone a cercare una nuova dimensione, più soddisfacente, e collaborare con loro per disegnare un nuovo corso della loro esistenza. Non pretendo risultati riferiti a stereotipi, partecipo all'entusiasmo di chi arriva a sentirsi bene con il proprio corpo.
Sono un amante della praticità: certo, la qualità è importante ma comprendo che anche il budget per la spesa lo sia. Ecco perché calibro il mio intervento proponendo soluzioni diverse e personalizzate, per permettere a chiunque di trovare armonia con la dieta e fare pace con il proprio corpo, a lungo termine.
La dieta?
È una questione psicologica
Seguire una corretta alimentazione fa bene alla salute, lo sappiamo, ma se vi dicessi che a beneficiarne è soprattutto la psiche?
Il profilo del paziente che amo di più è quello che arriva in studio perché non si riconosce più nella sua immagine e desidera ritrovare un equilibrio con se stesso.
Dietro l'esigenza di perdere peso o di curare l'alimentazione, spesso, si nasconde molto di più.
Ed è da lì che mi piace partire, per instaurare un rapporto che non sia quello classico tra il cliente e il professionista, ma una collaborazione duratura che consenta di raggiungere i risultati desiderati e, soprattutto, di mantenerli a lungo.
Esiste una miriade di motivi che possono portare le persone ad adottare una dieta ad un certo punto della loro vita. Il movente può essere di tipo terapeutico per la prevenzione o la cura delle malattie, estetico, di benessere… Qualche volta, il desiderio di chi ricorre a un professionista è perdere peso nel minor tempo possibile e non riacquistarlo altrettanto velocemente. Altre volte, si tratta di ottimizzare l'alimentazione per un obiettivo sportivo. I casi sono molti e tutti diversi tra loro: ecco perché non può esistere un piano alimentare valido più di un altro, in assoluto.
La dieta chetogenica è un protocollo nutrizionale che mira a ridurre drasticamente il consumo di carboidrati, per indurre quello che va sotto il nome di “stato di chetosi”. Normalmente il nostro organismo ottiene la sua energia dai carboidrati consumati durante il giorno e che sono necessari per il suo corretto funzionamento: poiché la dieta chetogenica ne limita estremamente il consumo, il corpo comincia ad attingere ai carboidrati immagazzinati nei muscoli e nel fegato, ovvero alle cosiddette riserve di glicogeno.
Quando le riserve di glicogeno sono esaurite, l’organismo inizia a utilizzare grassi a scopo energetico come via preferenziale, entrando, così, nello stato di chetosi, che provoca una marcata diminuzione dell'appetito e crea i presupposti per quella che mi piace definire come “lipo-scultura”.
La dieta a zona è caratterizzata da una stima del monte calorico della giornata attraverso la valutazione della massa magra. Il principio è allestire pasti in base a un numero di “blocchi” per comporre una dieta che porta a una rapida perdita di peso e aiuta nella definizione della silhouette. Il programma si basa sull'equilibrio di apporti nutrizionali precisi: ogni blocco si compone di 9 grammi di Carboidrati, 7 grammi di Proteine,3 grammi di Grassi.
L’allestimento del piatto, quindi, diventa essenziale:
Il programma è particolarmente indicato per chi è molto motivato, metodico e ama i parametri di riferimento.
È un piano finalizzato alla perdita di peso. Il dimagrimento è dovuto ad apporti energetici inferiori al fabbisogno: ecco il principio del deficit calorico.
In sostanza, non si elimina alcuna categoria di alimenti e si segue un’alimentazione varia ed equilibrata, per fornire tutti i nutrienti necessari al corretto funzionamento dell'organismo.
Il digiuno intermittente è un tipo di dieta che consiste nell'alternare periodi più o meno lunghi di digiuno a periodi di assunzione di cibo.
Il protocollo che adotto piu' spesso e' il 16:8, ossia una finestra nutrizionale di 8 ore a cui seguono 16 ore di digiuno.
E' un approccio che permette di migliorare il quadro ormonale e la sensibilita' insulinica, favorendo cosi' il dimagrimento. Trova la sua massima espressione nell'eliminazione della cena ma non escludo anche digiuni che prevedano una finestra nutrizionale che vada dal pranzo alla cena.
Utile in chi, per abitudine o motivi di lavoro si trova a dover saltare dei pasti.
In questo modo prendiamo una cattiva abitudine come quella di saltare i pasti e la sfruttiamo per l'allestimento di questa tipologia di piano nutrizionale. Cio' diventa una risorsa per non stravolgere le abitudini del paziente ottimizzando pero' i tempi e la qualita' della sua giornata nutrizionale.
Oltre la dieta
Per rimanere in salute e sentirsi bene nel proprio corpo, l'alimentazione ha un ruolo fondamentale. Il compito del nutrizionista, secondo il mio approccio, è quello di supportare i pazienti, innanzitutto con l’ascolto, e accompagnarli verso i loro obiettivi di salute, benessere o gestione del peso.

La dieta miracolosa non esiste: è tutta una questione di equilibrio. Ogni piano alimentare ha una sua utilità, ma nessuno è adatto a chiunque incondizionatamente. Costruire le basi di una nuova alimentazione sana, varia ed equilibrata può richiedere tempo.
Consultare un nutrizionista vuol dire modificare radicalmente le proprie abitudini alimentari. Non esistono programmi alimentari, e nemmeno professionisti, che possano garantire il mantenimento del risultato se, dopo la fine della dieta, si torna alle vecchie abitudini. Proprio per questo, sono solito dire che la reversibilità del comportamento determina quella del risultato. Tuttavia, nella gran parte dei casi, l’adozione di un regime alimentare costituisce una parte di una rivoluzione personale più grande e adduce benefici che solo di rado le persone sono disposte a perdere, una volta conquistati i risultati attesi.
Non ho mai inteso la figura del nutrizionista come mero assegnatore di diete, che guarda ai suoi pazienti come numeri anziché come persone. Il mio approccio è, dunque, non solo nutrizionale, ma anche comportamentale. Soprattutto, personalizzato. È per questo che quando noto cambiamenti significativi nei miei pazienti, gioisco con loro di questa conquista. C’è chi dopo un lungo periodo a tinte nere torna a indossare colori più vivaci perché finalmente si riconosce, chi smette di inseguire il peso forma, perché capisce che raggiungere la piena espressione di se stesso prescinde da un numero e risiede, piuttosto, nel vedersi meglio e nel tornare a piacersi. È quello il momento in cui capisco di aver fatto bene il mio lavoro. La nutrizione più efficace, nella mia concezione, è pratica e piacevole. In caso contrario, diventa una costrizione troppo difficile da assecondare, soprattutto nel lungo periodo. La collaborazione con il paziente è un’alleanza vincente, sempre: il mio compito è quello di cercare un equilibrio tra le esigenze, i gusti e lo stile di vita, senza eccessive privazioni o frustrazioni.
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